Superbonus e cappotto termico, il pericolo di massimali di prezzo “taglia unica” e la coperta corta della detrazione

10 Giugno 2020

Se non si farà molta attenzione ai massimali unitari di spesa per quanto riguarda i cappotti termici incentivati col nuovo super ecobonus, la coperta del 110% di detrazione fiscale rischia di accorciarsi a molto meno. Si dovrà poi tenere presente anche  che rifare il cappotto di un edificio non garantisce affatto il salto di due classi energetiche, previsto dal Decreto Rilancio per ottenere il super ecobonus. Infine, anche la questione dei controlli tecnici sarà cruciale per la buona riuscita delle misure di stimolo economico e riqualificazione energetica.

Questi sono alcuni dei punti salienti emersi da una breve ricognizione fatta da QualEnergia.it fra diversi operatori del settore, per quanto riguarda i cappotti termici nell’ambito del Superbonus introdotto con il DL Rilancio. Ma procediamo con ordine.

Cappotto e classi energetiche

Se si mira a migliorare di due classi energetiche l’efficienza di un immobile, prerequisito chiave per accedere al super ecobonus del 110%, ci sono due vie maestre: migliorare l’isolamento termico dell’involucro dell’edificio o sostituire il generatore di calore, che quasi sempre è una vecchia caldaia a gas, gasolio o GPL.

Il cappotto termico è l’intervento forse principale che il nuovo Decreto Rilancio intende incentivare con le detrazioni fiscali del 110%. Da una parte, infatti, tende ad essere la soluzione che più di tutte le altre consente di abbattere i consumi energetici per il riscaldamento invernale, con risparmi spesso superiori anche al 50%, ma dall’altra è anche la più costosa.

Solo che il cappotto da solo in molti casi non è sufficiente a far spiccare all’edificio un salto di due classi energetiche.

Stefano Cera, Renovate Italy

Secondo le nostre stime, solo “nel circa 30-40% dei casi il cappotto è sufficiente per avere diritto al Superbonus, negli altri casi non è sufficiente,” ha detto a QualEnergia.it Stefano Cera, Portavoce di Renovate Italy, un’organizzazione che raccoglie numerosi soggetti imprenditoriali e no-profit, impegnata nella promozione della riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare italiano e parte della Renovate Europe Campaign.

Il doppio salto con il solo cappotto è quindi possibile più che altro per gli immobili con le dispersioni termiche maggiori, quelli relegati in classe G o F, cioè in fondo alla classifica dell’efficienza energetica.

“Il nostro consiglio è che nessuno si metta in testa, soprattutto per un condominio, di autorizzare il cappotto pensando che così si rientri automaticamente nella casistica del super ecobonus, perché potrebbe essere una brutta sorpresa scoprire che il cappotto non è sufficiente,” ha detto Cera.

Il rischio, ha aggiunto l’esperto, è quello di “ritornare in assemblea e dover ripartire da una detrazione diversa, minore, cosa che creerebbe sicuramente dei problemi, perché poi il condominio dovrebbe tirare fuori dei soldi di suo, oppure ripensare l’intervento e fare anche altre cose, non solo il cappotto, per rientrare nella casistica del super eco bonus.”

Si tratterebbe comunque di una situazione problematica, anche a causa dei tempi ristretti per l’accesso al 110% di detrazione, che è dunque meglio evitare.

Priorità degli interventi sull’edificio-impianto

Il cappotto andrà quindi abbinato molto spesso ad altri interventi per ottenere il miglioramento di due classi energetiche. L’altro intervento chiave per aprire le porte della super-detrazione del 110% potrebbe quindi essere il cambio di generatore di calore.

Però, secondo Mauro Tricotti, Project Sales Manager di Rockwool Italia, società specializzata nelle soluzioni in lana di roccia per l’isolamento degli edifici e altre applicazioni, “normalmente ha più senso lavorare prima sull’involucro, quindi ridurre le dispersioni, e solo a quel punto agire sull’impianto e di conseguenza rendere più efficiente [l’edificio].”

“Se l’obiettivo dell’Europa al 2050 è una completa decarbonizzazione, non possiamo pensare di sostituire un impianto oggi che tra 10 anni magari sarà di nuovo obsoleto e continuare ad avere degli edifici che continuano a disperdere calore; conviene prima limitare le dispersioni e poi intervenire con degli impianti molto efficienti” di cui basterà una potenza più piccola per climatizzare un edificio già ben isolato, ha detto Tricotti a QualEnergia.it.

Cerchiamo quindi di riassumere qui alcune questioni principali legate al cappotto e ai possibili interventi sul solo lato edificio del sistema edificio-impianto.

Mauro Tricotti, Rockwool Italia

Più l’edificio è alto, quindi con più piani, più le superfici laterali dell’edificio incidono sulle dispersioni termiche rispetto a quelle che passano dal tetto e più un cappotto termico può contribuire a migliorarne l’efficienza energetica. L’impatto maggiore della misura riguarda in primo luogo i condomìni quindi, dal cui involucro laterale si disperde oltre la metà del calore.

Nel caso di svariati condomìni italiani poi, oltre che dalle mura laterali e in second’ordine dal tetto, una terza fonte non trascurabile di dispersioni avviene dal basso, cioè dagli scantinati, dagli spazi vuoti fra le strutture rialzate su cui poggiano questi edifici, costruiti spesso negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso.

Al contrario, invece, nel caso di una villetta a uno o due piani, le dispersioni maggiori, anche superiori al 50%, tendono ad avvenire dal tetto e non dalle superfici laterali.

Tralasciando per il momento la parte trasparente, cioè vetri e serramenti, che rappresentano un’altra quota non trascurabile delle dispersioni, ma che a differenza dell’involucro tendono ad essere di competenza non del condominio ma del singolo proprietario, per stare bene d’inverno, oltre al cappotto, bisognerà pensare in misura minore o maggiore a seconda del tipo di edificio anche al cappello e alle scarpe, cioè al tetto e agli scantinati, che sono di pertinenza comune in un condominio.

L’aspetto forse più delicato del Decreto Rilancio relativamente ai cappotti termici riguarda il calcolo dei costi reali rispetto ai massimali di spesa che il governo dovrà stabilire nei prossimi due mesi circa.

Costi del cappotto

Circa i costi, bisogna fare molta attenzione, ha detto Tricotti, secondo il quale, se valutiamo solamente il costo reale puro dei materiali e della semplice posa di un cappotto, si rischia di sottostimare pericolosamente il costo reale dell’intervento nel suo complesso.

“Se considero tutti i dettagli, la necessità di interventi di predisposizione della facciata, per questioni anche di usura, perché ci sono magari distacchi di parti esterne o un ammaloramento naturale delle superfici esterne, la cura delle soglie delle finestre, eventualmente il loro smontaggio e rimontaggio, la finitura estetica di tutti i passaggi che magari ci possono essere attorno alle finestre, o banalmente la rimozione e riposizionamento dei pluviali, con gli eventuali elementi artistici o decorativi presenti sulla facciata, ci attestiamo dai 150 ai 200 euro al metro quadro,” ha detto il manager di Rockwool.

Si tratta di un prezzo doppio o triplo rispetto ai 70-80 euro al metro quadrato di prezzo teorico che sulla carta costerebbe realizzare un cappotto, se non si considerano tutte le attività di contorno, ha detto Tricotti.

“È ovvio che quello che incide sono tutte le attività accessorie, le ore-persona di riparazione e ripristino, che sono in realtà necessarie per un lavoro fatto bene,” e alle quali vanno aggiunti i costi dei ponteggi, che sono un “10-15 euro al metro quadro,” ha detto Tricotti.

Se si parla dei classici condomìni degli anni ’70-80, con facciate piane che non hanno decori, aggetti e altre peculiarità, “il costo scende anche sotto i 140 euro al metro quadro, e diciamo che nei 150-200 euro ci sta anche parte del ponteggio,” ha aggiunto Tricotti.

Con i massimali unitari di spesa, la coperta potrebbe diventare corta

Nell’ambito del Superbonus, tali prezzi di mercato dovranno necessariamente conformarsi ai massimali unitari di spesa che il governo deciderà entro 60 giorni dall’approvazione del Decreto. È questo sarà un aspetto cruciale che potrebbe bloccare o creare frizioni nel buon funzionamento dello snodo con cui il governo stesso vuole rilanciare l’economia ed efficientare il parco residenziale italiano.

“Il rischio è che venga pubblicato un massimale euro al metro quadro per il cappotto termico che sia troppo basso, per cui l’incentivo in teoria è del 110%, ma se mettono un massimale di costo troppo basso, l’incentivo reale cala molto; invece del 110% sarà molto più basso e quindi, se è così, l’intervento non sarà più gratis,” ha detto Cera di Renovate Italy a QualEnergia.it.

Secondo Cera, sulla base di analisi di prezzi reali di mercato effettuata da Renovate Italy, i cappotti costano grossomodo da 130 a 240 euro al metro quadro, con un caso in cui sono saliti anche oltre 350 euro al metro quadro, in base alla geometria dell’edificio, a quanti balconi ci sono e a tante piccole cose che poi incidono molto sul costo finale.

Cecilia Hugony, Teicos Group

Secondo quanto detto a QualEnergia.it da Cecilia Hugony, Amministratore Delegato di Teicos Group, un’impresa di costruzioni specializzata in interventi di riqualificazione energetica, i testi attuativi per il super ecobonus potrebbero riprendere i costi massimi ammissibili utilizzati per il Conto Termico, che per i cappotti consistono in 100 euro al metro quadro.

Se quello fosse il sussidio unitario massimo, in base ai prezzi indicati da Rockwool e Renovate Italy per i cappotti, anche escludendo il caso limite di 353 euro per metro quadrato, la coperta fornita dal super ecobonus non sarebbe più del 110% bensì molto più corta, in una fascia che ricadrebbe più o meno dal 45 all’85% – quote che sono sostanzialmente simili a quelle degli ecobonus già esistenti prima del decreto Rilancio.

Nel caso in cui le cose stessero veramente così, “temiamo che molte persone non vorranno più farlo, perché la vera molla che secondo noi spinge a fare questo intervento è che questo intervento è gratis,” ha detto Cera. “Se non è gratis, non è che la gente si muoverà tanto per farlo. Abbiamo visto quest’anno l’esperimento del bonus facciate, che era anche solo per pitturare la facciata, al 90%, quindi molto alto, ma dove comunque si doveva pagare qualcosa, e questa cosa non l’hanno fatta in molti.”

Possibili soluzioni

Visto che col superbonus l’investimento in un cappotto è sostanzialmente gratis, se non si introducessero dei massimari unitari di spesa e valesse il solo massimale complessivo – 30.000 euro per un edificio unifamiliare e 60.000 euro per unità abitativa in condominio – si potrebbero creare situazioni fraudolente di sovrafatturazione in cui un po’ tutti gli interventi raggiungono il massimale complessivo permesso.

È giusto quindi porre dei criteri di spesa unitaria.

Secondo Cera, visto che però i prezzi al metro quadro variano di molto nella realtà, il criterio non dovrebbe essere quello di un unico prezzo al metro quadrato, che risulterà troppo stretto per il palazzo liberty dei primi del ‘900 e troppo largo per un palazzone di periferia degli anni ’70.

Una situazione di compromesso potrebbe essere l’istituzione di una griglia di prezzi unitari molto più articolata e differenziata in base al tipo di edificio e a criteri che incorporino le peculiarità architettoniche e decorative dell’edificio. Sarebbe un sistema sicuramente più complicato da impostare e gestire, visti i tempi sempre ristretti per l’approvazione del provvedimento e l’esecuzione delle procedure; sarebbe però certamente più equo.

Ma secondo Cera esiste una soluzione migliore: “Invece di euro al metro quadro, si potrebbe introdurre un massimale in termini di euro per quantità di energia risparmiata, facendo un rapporto costo/efficacia”.

“Il costo/efficacia per interventi di riqualificazione energetica si fa comunemente, si fa perché è già previsto dalle linee guida ministeriali per gli interventi di efficientamento energetico sugli edifici pubblici. Ci sono già delle linee guide da almeno un paio di anni che dicono chiaramente come fare; benissimo, prendiamo quello e facciamo quello, non il massimale di euro al metro quadro,” ha detto il portavoce di Renovate Italy.

Con una taglia unica al metro quadro, troppo bassa per riqualificazioni complete su involucro, tetto e scantinati, si rischia di tagliare le gambe agli interventi più virtuosi, perché questi ovviamente costano di più, ha aggiunto Cera.

L’unico modo per evitare il rischio di massimali assoluti sbagliati è quello di mettere dei massimali relativi di costo/efficacia, ha detto Cera.

Controlli

Un altro aspetto delicato, riguardante interventi complessi come l’isolamento termico delle superfici opache, è quello relativo alla trasparenza dei controlli tecnici, ha detto a QualEenergia.it Ulrich Klammsteiner, Direttore Tecnico di CasaClima, l’agenzia della Provincia Autonoma di Bolzano, fondata per eseguire la certificazione energetica obbligatoria degli edifici in Alto Adige e i cui protocolli di qualità sono usati in tutta Italia.

“Come vado a controllare il doppio salto di classe? I due attestati di prestazione energetica, ante e post opera, sono comparabili? Manca quel concetto di trasparenza” nel decreto, che dovrà essere esplicitato nelle regole attuative, ha detto Klammsteiner.

“Nella certificazione CasaClima questo è molto chiaro. Noi abbiamo una direttiva, si legge bene quali requisiti vengono richiesti e quali requisiti vengono controllati, e così si sa già in partenza, si fanno questi controlli, tu devi stare entro quei parametri, non solo in ambito formale ma anche tecnico, perché c’è l’agenzia che controlla il 100% dell’intervento,” ha detto il Direttore Tecnico dell’agenzia altoatesina.

Nell’ambito del super ecobonus manca insomma una definizione chiara e puntuale dei controlli da un punto di vista tecnico, che riguardino documentazioni sui ponti termici, le condense interstiziali e tante altre documentazioni che restano al di fuori dell’APE, ha detto Klammsteiner.

“Bisognerebbe essere molto chiari da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico, dicendo, attenzione, si deve produrre al di fuori dell’APE tutta una documentazione aggiuntiva che attesti i sopralluoghi e i lavori fatti. Come fa un ingegnere che deve certificare la validità dell’intervento se non ci sono regole chiare. Manca una norma specifica” ancora, con il rischio che se si fanno errori e bisogna intervenire di nuovo per correggerli, l’incentivo decade, ha aggiunto Klammsteiner.

Il direttore tecnico di CasaClima si è comunque detto ottimista in merito.

“Per come conosco il MiSE, e anche l’Agenzia delle Entrate, faranno un buon documento, sostanzioso, come hanno fatto per l’ecobonus. Posso dire che sono orgoglioso di essere italiano, perché in altri paesi linee guida di quel tipo lì non escono… Sono ottimista, adesso ancora non c’è, però come già esistono per altri ambiti, sono perfetti, addirittura sono testi che vengono anche tradotti in tedesco, quindi il lavoro che stanno facendo in quell’ambito lì è fatto molto bene, per cui sono fiducioso,” ha detto Klammsteiner.

Conclusioni

Ci sono insomma sia motivi di ottimismo che timori circa l’applicazione del decreto per quanto riguarda i cappotti termici.

Sul lato dei timori, “è auspicabile una durata più lunga, perché pensare di fare in un anno e mezzo tutti gli interventi che si spera di fare sarà difficile,” ha detto Tricotti di Rockwool.

“Il rischio è che la normativa, se ragiona solo sul salto di classe e con massimali unitari non adeguati potrebbe finire per privilegiare la parte degli impianti, perché la parte impianti pesa tanto nell’ottenimento della classe, quindi potrebbe nascere in alcuni contesti la possibilità che la sola sostituzione del generatore porti al salto di due classi, senza necessità di intervenire sull’involucro, e questo sarebbe un peccato, perché l’occasione è quella di riuscire a rimettere in ordine i nostri edifici,” ha concluso il manager.